A Bari si rifiuta la differenziata?

A Bari la raccolta differenziata porta a porta è ancora un miraggio. E’ attiva solo in alcuni quartieri e le percentuali sono appena sopra il 50%. In città la percentuale è intorno al 25%. Da anni è pressoché immutata. Non sale e non scende. La Tares, aumentata del 30% circa a causa delle minori entrate statali, è tra le più alte del Mezzogiorno. A Bari abbiamo una soluzione “ibrida”: sia raccolta di prossimità sia raccolta differenziata.

Occorrerebbe una rivoluzione ecologica e politica. Di più: un’evoluzione culturale che faccia comprendere davvero a tutti i concittadini che oggi dobbiamo rifiutare il rifiuto. Il rifiuto in quanto tale è uno spreco che non possiamo più permetterci. Il rifiuto è una risorsa economica. Dal tal quale – ossia il rifiuto generico – ormai possiamo recuperare, in base alle tecnologie impiegate, circa il 90% della materia. Per riutilizzarla.

Il problema, però, per quanto fondamentale e principale possa essere, non è solo impiantistico. Ciascuno deve assumersi la propria parte di corresponsabilità. La politica elaborando – sull’esempio della strategia Rifiuti Zero – una visione sostenibile che preveda la realizzazione di centri di raccolta, di riuso e di ricerca da un lato e l’adozione di buone pratiche per la riduzione di rifiuti orientate all’introduzione della tariffazione puntuale dall’altro; i cittadini lavorando sul proprio stile di vita e le proprie abitudini anche alimentari, opportunemente sensibilizzati e informati.

Occorre, quindi, una visione e un’organizzazione rigorosa. Il coinvolgimento dei cittadini sarebbe fondamentale, in una logica di cooperazione ambientale. Oggi, a causa della crisi, produciamo meno rifiuti. La differenziata, tuttavia, non aumenta. E le discariche rappresentano, anche alle nostre latitudini, il nemico pubblico numero uno. Ad esse sono collegati gli inceneritori. In Puglia, dove non ci possiamo accontentare di notizie simili, i termovalorizzatori o quelli ad essi assimilati come i cementifici sono di proprietà delle famiglie Marcegaglia e Caltagirone; e sono previsti pure nel nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, in via di approvazione.

Sono impianti letali, pertanto, da fermare assolutamente nei quali si bruciano materie riciclabili che immettono nell’atmosfera nanoparticelle e sostanze cancerogene che nuociono alla nostra salute,  e che producono rifiuti speciali come le ceneri. O si fa la differenziata valorizzando un contesto territoriale come il nostro nel quale si possono realizzare impianti di compostaggio per trattare la frazione umida (con impianti di trattamento meccanico biologico, eventualmente, per la parte solida) o si muore.

Per questo genera preoccupazione la notizia che a Japigia la raccolta differenziata invece di essere potenziata o estesa è stata declassata. Come preoccupa che siano stati spesi, congiuntamente da Amiu e da Comune di Bari, 38 mila euro circa per questo video quando un altro – anche più educativo – non è costato praticamente niente. E preoccupa, sebbene il disponibile Presidente dell’Amiu Grandaliano abbia promesso di inoltrarci nei prossimi giorni una aggiornata documentazione, questa brutta abitudine a non aggiornare tempestivamente i dati locali. Le esperienze virtuose e le iniziative volte a favorire una maggiore consapevolezza civica nel Paese non si contano neanche più. Una delle tante che si possono citare è il trash mob a Torino.

C’è voglia di cambiamento. C’è voglia di viverlo, da protagonisti, il cambiamento. Fare la differenziata per fare la differenza.

P.s. La Corte dei Conti sanziona gli amministratori pubblici che non fanno la differenziata.

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